S. Rocco a Vallecrosia (IM): tracce di storia

s.rocco1hnLa vecchia Chiesa di S. Rocco (prima di S. Vincenzo;  poi, cointitolata dal XV sec.) a Vallecrosia (IM) fu nei secoli scorsi proprietà vescovile e quindi parrocchiale dei Piani di Vallecrosia. Oggi, a pochi metri di distanza sorge la struttura moderna della nuova Parrocchia, omonima.
Si tratta di un edificio romanico, eretto sui resti di una struttura romana. Quest’ultima verisimilmente esistente all’interno di un più antico LUCUS, o “bosco sacro dei gentili” completamente rivisitato in chiave cristiana per il processo di consacrazione/sconsacrazione, portato avanti dai Benedettini operanti per apostolato in queste contrade ed ispirati ai dettami antipagani di Gregorio Magno.
s.rocco-rr1hDell’antica struttura romana restano tuttora reperti (pietre sagomate in pietra della Turbia ed altro materiale già rinvenuto nei siti vicini (al suo interno si conserva una lapide romana dedicata ad Apollo).  15_sett30 (125)La costruzione a causa del terremoto del 1887 subì successivi ripetuti restauri e lavori di recupero monumentale. Va ascritta al Lamboglia la scoperta della struttura romanica, coperta da interventi vari e discutibili sin dal 1600. In una vecchia immagine del sito si nota il recinto davanti all’ingresso della chiesa, recinto in gran parte composto in blocchi sagomati in pietra della Turbia (di cui tuttora si conservano – come già sottolineato – grossi esemplari ai lati dell’edificio). s.rocco-abs1h
Come da tempo immemorabile (per quanto indicato dagli atti notarili di varie epoche) questa Chiesa di S. Rocco era ancora, a fine XIX secolo, immersa in un vasto oliveto che, a lato nord, ricopriva da secoli la “strada romana” (sotto cui si scoprirono ai primi del 1900 vari sepolcri d’epoca romana, poi andati perduti; ma, anche, poco lontano, nelle località Valgioi e Bronzina, muri romani, tombe, materiale da costruzione  – tegoloni e laterizi in particolare – e altri avanzi di costruzioni e sepolcri oltre a tre tombe tardo romane di cui una a “cappuccina”, una seconda ricavata entro un’anfora ed una terza fatta con ciottoli di fiume ed in cui stavano i resti scomposti di uno scheletro), la medesima più volte menzionata nel 1200 dal notaio di Amandolesio quale un modesto percorso, prova del degrado cui erano andate incontro molte strutture pur complesse della romanità. Dagli atti del notaio del duecento G. Di Amandolesio sappiamo che in effetti la zona presso la chiesa di S. Vincenzo/S. Rocco non fu mai del tutto abbandonata. s.rocco-campanile1hn
Il notaio ci informa che il sito era percorso dalla “STRATA”, ” cioè dai poveri resti dell’antica via romana che si congiungeva ad un ponte sul torrente Nervia (più a occidente, all’ingresso di Ventimiglia, in pratica), per immettere il traffico, davanti al castello di Portiloria, verso Ventimiglia e per la valle del Nervia.
Il notaio usò ancora il termine “STRATA” per indicare (atto del 7-XI-1259) i resti di altro frammento di percorso romano, nel luogo “alla bocca [foce] del Vervone”, torrente, il cui arido alveo la Giulia Augusta superava con un guado di cui si sono conservate tracce fino ad una recente distruzione.
Procedendo verso occidente, a riguardo dello stesso percorso, il notaio ricorse al termine più modesto di via con cui si indicava un percorso tipicamente medievale: alla sponda sinistra del Nervia, opposta a quella su cui sorse un tempo la romana Albintimilium, i siti vallecrosini erano sempre più ricchi di occupazioni rurali che avevano comportato ripascimenti del terreno.
La “via”, una mulattiera che correva a lato della chiesa di S. Vincenzo/ S.Rocco, nel XIII sec. era fiancheggiata da fondi privati soprattutto delle famiglie Giudice e Curlo, oltre che da terreni di proprietà del Vescovado di Ventimiglia: tra questi vi era anche una “terra agricola” dell’Ospedale de Arena. Dopo la decadenza dell’Impero di Roma, in effetti (e la distruzione della via Giulia Augusta),  la zona dei “Piani” di Vallecrosia venne abbandonata dalla popolazione per il timore di predazioni barbariche. 14_01ott (35)La popolazione dal VI secolo c. prese quindi sempre più a ritirarsi nel sito interno e protetto di VALLECROSIA MEDIEVALE, borgo murato in un’ansa a levante del torrente Crosa cui poteva accedere sul percorso dell’attuale provinciale, superando il torrente per mezzo di un guado a pedate. Un quadro della cittadina murata si trova tuttora nella parrocchiale del sito medievale (B. DURANTE – F. POGGI – E. TRIPODI, I graffiti della storia: Vallecrosia e il suo retroterra, Vallecrosia-Pinerolo, 1984, p.72).  Dopo la paura dei Saraceni e le guerre feudali, verso il XIII sec. l’area dei “Piani” cominciò a ripopolarsi.

temi tratti da Cultura-Barocca

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Da Bordighera (IM), Liguria
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