Sanremo, tracce romane in centro città

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La Chiesa (Collegiata) di S. SIRO di Sanremo fu alterata da varie modificazioni nei secoli. Nel 980 il Vescovo genovese TEODOLFO (con cui si può datare l’inizio delle interferenze della Chiesa genovese su queste contrade e soprattutto l’apertura di un tragitto, prima diplomatico e poi militare, per garantire a GENOVA l’ ASSIMILAZIONE DI SANREMO e poi del Ponente ligustico a scapito dei CONTI DI VENTIMIGLIA) in un documento fece redigere : ” … Res nostrae ecclesie a paganis Saracenis vastate et depopulate sunt et sine habitatore sunt ecclesie in Matutianensibus et Tabiensibus finibus…” ed informò i posteri su alcune cose fondamentali:  che nel X sec. sopravviveva per l’area di Sanremo il toponimo fondiario di Villa Matutiana, che la località, pur se devastata dai Saraceni, era proprietà (con territori limitrofi, per antiche donazioni bizantine) della Chiesa genovese e che ivi sorgeva una chiesa. Dell’insediamento (romano)che qui sorgeva si son reperite delle tracce di cinta muraria che inducono però a pensare non un complesso paragonabile con la VILLA PSEUDOURBANA ma ad una struttura più ampia che rimanda per certi aspetti al complesso “vicanico”.
L’insediamento faceva capo a due aree funerarie scoperte non lontano dal complesso del S.  Siro nell’area di PIAZZA EROI SANREMESI e quindi alla conclusione di VIA CAPPUCCINI.
La necropoli sondata con rigore è quella detta di VIA CAPPUCCINI ove si sono scoperte tracce di romanità sin dall’Ottocento.
Vicino a un’URNA per conservare le ceneri (che rappresenta la sepoltura più antica) son state scoperti un MANICO in vetro ed un altro oggetto vitreo.
Entro l’URNA era poi custodita una seconda URNA VITREA (di colore verdastro), con coperchio di vetro e manico centrale a cilindro, nella quale erano state deposte le ossa del defunto.
Vi si trovò anche un piatto parimenti di vetro colorato e decorato i cui bordi erano rialzati e sagomati.
Con ciò si scoprirono pure reperti di tavolette in avorio, quasi certamente senza iscrizione, e una cicala di cristallo cava sulla cui cima stava un forame dove probabilmente era incastrato un turacciolo,
Come scrive il De Pasquale (A. DE PASQUALE, San Remo romana, Sanremo, 1996), cui si deve l’insieme di queste notizie archeologiche sull’insediamento romano del “S. Siro”, in tempi piuttosto recenti altra campagna di scavo ha permesso di esumare ben nove sepolture (in gran parte andate perse a causa di lavori stradali) risalenti al I secolo d. C. come suggerisce la datazione del corredo funebre trovato in esse.
Secondo quamto scrive lo stesso studioso erano “a cappuccina” ed erano state disposte in modo da coprire il rogo funebre e quindi le ossa del morto, senza doverle sistemare in un’apposita urna. In area limitrofa furono poi scoperti i reperti di un muro che, secondo il De Pasquale che divulga i dati degli archeologi dello scavo, probabilmente delimitava l’area della necropoli.  L’archeologia, la toponomastica e le scienze storico-archeologiche convergono verso un unico punto: una plebe rurale risiedette continuativamente in un fondo romano o in parte di esso ed il suo nome antico (Villa Matutiana o Matuciana) neppure si disperse tanto forte ne rimase la valenza e quelle proprietà ebbero, passando alla Chiesa una ristrutturazione amministrativa in senso cristiano, che ricalcava le forme istituzionali delle dipendenze rurali romano-imperiali.
E’ probabile, come altrove avvenne, che le aree litoranee dell’antico fondo, forse il cuore residenziale dell’organismo rurale, siano state abbandonate all’incuria un po’ per il pericolo di aggressioni piratesche, data la posizione indifesa presso il mare e l’antica via romana, un po’ per l’incapacità medievale di conservare i piu complessi organismi residenziali romani ed infine anche per la tendenza di sfruttarne l’attrezzatura superstite portandola in luoghi sicuri o per convertirne praticamente (vasche e depositi) gli antichi sistemi idrici e termali.
Per avere qualche dato in più sulla romanità di Sanremo, occorre risalire al Medioevo.
Dal rescritto del Vescovo Teodolfo si apprende che quest’ area, prima di essere nominata da S. Romolo, era nominata Villa Matuciana o Matutiana: come si ricava dagli Annales Regnum Francorum, questa località era forse già stata devastata nell’838 dagli Arabi di Spagna quando incendiarono Marsiglia e continuò ad essere oggetto di scorrerie saracene fin quasi ai tempi di Teodolfo, che la ricordò quale causa di un degrado socio-economico.
E’ vero che questo termine di villa, con un significato prossimo a quello di Pieve, continuò ad essere usato fino al Medioevo per indicare un fondo rurale, ma è anche chiaro che in questo caso il toponimo romano decadde almeno a fine XI sec. e quindi tardi, benché, per quanto ci dice la linguistica, non si fosse formato nella tarda romanità ma in buona epoca imperiale.
In un atto dell’8-IV-1259 del notaio di Amandolesio compare il nuovo nome di luogo Sanctus Romulus, usato per indicare l’area insediativa della vecchia Sanremo.

da Cultura-Barocca

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Da Bordighera (IM), Liguria
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